ON7YD

Tecniche di trasmissione a banda strettissima

 

Scopi del documento:

Il principale obiettivo di queste pagine è di offrire informazioni. Esse sono state deliberatamente tenute semplici, niente effetti speciali e trucchi immaginifici, allo scopo di raggiungere la massima compatibilità con i vari browser e per consentire un rapido download. Ogni commento e/o suggerimento è gradito a: on7yd@uba.be

 

Translated versions
 

Russian (by UA3VVM)

:

http://www.cqham.ru/qrss.htm

German (by DL2WRJ)

:

http://www.dl2wrj.de/qrss/narrow/136narro.html

French (by F8ARR)

:

in preparation

Italian (by IZ8BZX)

:

In queste pagine

Ultimo aggiornamento: 3 Febbraio 2004


Indice

  1. Introduzione
  2. Larghezza di banda
  3. Elaborazione digitale del Segnale (DSP)
    1. Fondamenti di DSP
    2. Trasformata veloce di Fourier (FFT)
  4. Modi a banda  strettissima
    1. QRSS
      1. Cos’è ?
      2. Relazione tra lunghezza del punto e rapporto segnale/disturbo (SNR) :  risultati pratici
    2. CW a frequenza duale (DFCW)
    3. Sviluppi futuri dei modi a banda strettissima
    4. Jason : un modo  "da tastiera a tastiera
      1. Circa il Jason
      2. Esplorando il Jason
      3. Prestazioni
  5. Software disponibile
    1. Spectogram
    2. Spectran
    3. EasyGram
    4. Argo
    5. Spectrum Lab
    6. Crunch
    7. QRS
    8. Jason
    9. Download alternativi (siti mirror)
  6. Pratica operativa
  7. Letteratura
  8. Ringraziamenti

1.                      Introduzione

 

Il rapporto segnale/disturbo (SNR) dei segnali ham sui 136KHz è spesso molto bassa a causa di diverse ragioni:

  • Una lunghezza d’onda di circa 2,2 Km (1,35 miglia) rende qualunque antenna radioamatoriale piccola ed inefficiente.
  • Il limite di potenza di 1 Watt ERP
  • Elevati livelli di rumore
  • Forti stazioni commerciali (100Kw e più) molto prossime alla banda ham

Un modo per migliorare il SNR è di ridurre la larghezza di banda del ricevitore ed avere così meno rumore e segnali indesiderati, lasciando invariato il livello del segnale che si desidera ricevere. Ma la ricezione di un qualunque segnale richiede comunque un minimo di larghezza di banda nel ricevitore, la cui quantità dipende dal tipo di modulazione. La SSB ha una larghezza di banda tipica di 2,4KHz, la larghezza di banda di un segnale CW è dipendente dalla velocità ma in ogni caso (pratico) sempre inferiore a 100Hz. L’uso di un filtro di larghezza di banda inferiore a quella del segnale trasmesso distorcerà il segnale stesso. Descriverò qui delle tecniche che permettono di comunicare con segnali al di sotto del livello di rumore. Tali tecniche possono essere usate per effettuare semplici QSO e credo che in qualche modo il ‘valore’ di questi QSO può essere paragonato a quello di QSO in VHF via Meteor Scatter.

 

Torna a inizio pagina


2.                      Larghezza di banda

 

Il modo dominante e più efficiente sui 136KHz è il CW. Come menzionato in precedenza la larghezza di banda minima dal lato ricevitore è determinata dallo spettro del segnale trasmesso. Nel caso del CW è la velocità (di manipolazione) che pone un limite alla minima larghezza di banda impiegabile.

Un metodo comunemente accettato di misurare la velocità del CW è il sistema PARIS. La parola PARIS ha una lunghezza pari a esattamente 50 ‘punti’, spaziatura di parola inclusa. Basandosi su questo sistema, un segnale CW alla velocità di 12 parole al minuto (WPM) inplica 600 ‘lunghezze di punto’ al minuto o 10 ‘lunghezze di punto’ al secondo. Ma essendo ogni punto separato di uno spazio della stessa lunghezza, la reale lunghezza di unciclo di punto’ è doppia. Se una serie continua di punti è inviata a 12 WPM, il risultato sarà un’onda quadra di 5 Hz. Se un segnale RF viene modulato con questa serie di punti, si otterrà una portante con due bande laterali alla distanza di 5Hz, risultando così un segnale ampio 10Hz. In relazione a quanto ‘dura’ è la manipolazione (quanto rapido sia il tempo di salita e discesa dell’onda quadra modulante, n.d.t.), tanto distanti saranno le bande laterali create rispetto alla portante ma queste non conterranno alcun contenuto informativo aggiuntivo; tale situazione può essere considerata un semplice spreco di energia (e una sorgente di QRM per gli altri). Così fondamentalmente la larghezza minima di banda richiesta per ricevere un segnale CW privo di distorsioni è:

 

B = 0.833 * WPM (Hz)

 

 

Assumendo  che la sola sorgente di disturbo è un rumore indipendente dalla frequenza (rumore bianco), il rumore totale del ricevitore sarà direttamente proporzionale alla larghezza di banda del ricevitore. Prendendo a riferimento un segnale CW a 12 WPM e assumendo che la larghezza di banda del ricevitore sia ottimizzata rispetto alla velocità di trasmissione, la tabella seguente mostra il miglioramento del SNR che può essere ottenuto riducendo la velocità del CW:

 

Velocità

Larghezza di banda ottimale

SNR rispetto a 12WPM

12WPM

10Hz

0dB

8WPM

6.67Hz

+1.8dB

4WPM

3.33Hz

+4.8dB

1 sec./punto

1Hz

+10dB

3 sec./punto

0.33Hz

+14.8dB

10 sec./punto

0.1Hz

+20dB

 

 

E’ evidente che riducendo la velocità del CW si può ottenere un significativo incremento del SNR. Sui 136KHz una lunghezza di punto di 3 secondi è divenuto una specie di standard e questo modo viene chiamato QRSS (dal Codice Q QRS: si prega di ridurre la velocità di trasmissione). Il CW a queste velocità estremamente basse diventa piuttosto difficile da copiare 'ad orecchio' poiché occorre quantomeno un cronometro per misurare la lunghezza di punti e linee. Inoltre è necessario che la frequenza dei segnali sia estremamente stabile data la larghezza di banda in gioco. Per fortuna questo non è un gran problema sui 136KHz dove una stabilità di frequenza di 0.1 Hz non è complicata da raggiungere.

 

Un altro problema è che i filtri in ricezione diventano via via più complicati da realizzare man mano che la larghezza di banda diminuisce. Inoltre sintonizzare un segnale diventa un affare complicato con larghezze di banda inferiori ad 1 Hz.

Così se da un lato la riduzione di larghezza di banda offre benefici per quanto concerne un migliore SNR dall’altro crea numerosi problemi aggiuntivi. Un modo per superare molti di questi problemi è l’uso di tecniche di elaborazione digitale del segnale (DSP).

 

Torna a inizio pagina


3. Elaborazione digitale del segnale (DSP)

 

3.1. Fondamenti di DSP

 

Elaborazione digitale del segnale è una di quelle magiche espressione che vi sarà capitato a volte di ascoltare, ma che sembra confinata all’ambito di ingegneri elettronici specializzati e forse di un ristretto numero di radioamatori ‘eletti’. Fino a poco fa occorreva hardware specializzato (e piuttosto costoso) per sperimentare le tecniche di DSP. Oggi è possibile sostituire tutto l’hardware specializzato con un PC dotato di processore pentium e di scheda sonora, con tutto il software necessario reperibile gratuitamente. Ulteriori dettagli possono essere trovati qui. Come suggerito dalla stessa espressione ‘Elaborazione Digitale del Segnale’, il segnale analogico (ingresso) viene convertito in digitale, quindi elaborato ed eventualmente riconvertito in un segnale analogico (uscita).

 

 

La conversione del segnale analogico alla forma numerica è realizzata dal convertitore analogico-digitale (ADC). La più semplice delle conversioni ADC è la determinazione di un valore di tensione con un voltmetro (digitale, n.d.t.). Con il DSP questa ‘lettura della tensione’ è realizzata automaticamente a determinati intervalli di tempo; questa operazione viene detta campionamento (sampling). Il risultato è una serie di misure, con le quali siamo in grado di sapere la tensione misurata ed il momento alla quale è stata misurata.

 

 

 

 

Questi dati vengono poi elaborati in modo digitale, il che in pratica significa che essi vengo sottoposti ad una serie più o meno complicata di calcoli. I risultati possono essere interpretato in forma di dati numerici o essere riconvertiti in un segnale analogico. Usando il DSP può essere attuato sul segnale ogni tipo di elaborazione, non solo filtraggio ma anche riduzione della larghezza di banda, multiplex di diversi segnali nel dominio del tempo ecc… Nel seguito verrà discusso il solo filtraggio di un segnale.

 

Torna a inizio pagina


3.2. Trasformata veloce di Fourier (FFT)

Esistono diversi metodi di filtraggio di un segnale digitale; la tecnica più impiegata è attraverso l’impiego della Trasformata Veloce di Fourier (Fast Fourier Transform, FFT). Le basi matematiche di questo metodo furono sviluppate da Joseph Fourier, circa 200 anni fa. L’idea fondamentale che si cela dietro questa elaborazione è che ogni segnale può essere visto come la somma di una serie di segnali sinusoidali, nella quale ogni sinusoide ha una differente ampiezza e fase.

 

Nella figura precedente il segnale complesso tracciato in rosso è dato dalla soma delle sinusoidi verde, blu, arancio  e nera. Le equazioni matematiche della trasformata di Fourier sono alquanto complicate; gli interessati possono dare uno sguardo ai seguenti siti web:

 

 

Per fortuna non è necessario andare in profondità nei concetti matematici fondamentali per comprendere come lavora la FFT, quindi le nozioni matematiche impiegate saranno mantenute al minimo. Tuttavia vi è una gran quantità di calcoli necessari a sviluppare la trasformata di Fourier il che richiede una grossa ‘capacità di elaborazione’. Per ridurre la capacità di calcolo necessaria è stato sviluppato uno speciale algoritmo per aumentare la velocità di elaborazione della trasformata di Fourier. Questo algoritmo va sotto il nome di Trasformata Veloce di Fourier (FFT).

Quando si sviluppa la trasformata di Fourier di un qualunque segnale in realtà viene effettuata un suddivisione del segnale stesso in un certo numero di sinusoidi e di ognuna di esse viene calcolata l’ampiezza e la fase. Ogni singola sinusoide rappresenta una determinata frequenza (o meglio una banda di frequenze) e da quest’insieme di sinusoidi (e dalla loro ampiezza) possiamo ricostruire lo spettro di frequenze del segnale in ingresso.

 

La ‘qualità’ dello spettro di frequenze così ricostruito dipende da tre fattori:

  • Il periodo di campionamento (intervallo tra 2 conversioni A-D consecutive)
  • Il tempo di campionamento per una trasformata (il che, fissato il periodo di campionamento, implica il numero di campioni componenti ogni singolo blocco sottoposto ad elaborazione, n.d.t.)
  • Il numero di bit del convertitore A-D

 

Il periodo di campionamento determina la frequenza massima dello spettro: la frequenza massima che può essere ricostruita è il 50% della frequenza di campionamento es.: se preleviamo un campione ogni 0,2 ms (pari ad una frequenza di campionamento di 5KHz) la frequenza massima che può essere ricostruita è di 2,5KHz.

Il tempo di campionamento determina la risoluzione di frequenza (o la larghezza di banda di ogni ‘canale’): la risoluzione di frequenza è uguale alla frequenza il cui periodo corrisponde al tempo di campionamento es.: per un tempo di campionamento di 0,1 secondi la risoluzione di frequenza darà di 10Hz, il che vuol dire che nella serie di sinusoidi della trasformata di Fourier ogni sinusoide rappresenterà un canale di 10Hz di ampiezza.

Il numero di campioni esaminato in una singola trasformata di Fourier deve essere una potenza di 2 (2,4,8,16,….,256,…. 65536, …). Anche se è possibile prendere un numero qualsiasi di campioni e aggiungere semplicemente una serie di ‘zero’ fino a raggiungere un numero di campioni pari ad una potenza di 2, è più pratico scegliere il corretto rapporto tra tempo di campionamento e frequenza di campionamento allo scopo di ottenere il giusto numero di campioni. Es.: se abbiamo una periodo di campionamento di 0,2ms non sceglieremo un tempo di campionamento di 0,1 secondi, il che ci darebbe un numero di 500 campioni,ma un tempo di campionamento di 0,1024 secondi allo scopo di ottenere 512 campioni (= 29). Il risultato della trasformata di Fourier sarà una serie di 256 sinusoidi ognuna delle quali rappresenta un canale ampio 9,766Hz tra 0 e 2,5KHz.

La figura seguente mostra un semplice esempio, la trasformata di Fourier di 16 campioni con periodo di campionamente di 1ms; il risultato è una serie di 8 sinusoidi ognuna delle quali rappresenta un canale di 62,5Hz tra 0 e 500Hz:

 

Il numero di bit del convertitore A-D determina la gamma dinamica dello spettro. In pratica (usando la scheda sonora del PC) possiamo scegliere tra una conversione A-D a 8 o 16 bit.

Es.: Per una conversione A-D a 8 bit abbiamo 28 = 256 livelli ed la gamma dinamica sarà di 20 * Log(256) = 48dB. Per una conversione A-D a 16 bit avremo 216 = 65536 livelli e di conseguenza la gamma dinamica risultante è di 20 * Log(65536) = 96dB.

Torna a inizio pagina


4. Modi a banda strettissima

4.1. QRSS

4.1.1. Che cosè ?

 

 

 

QRSS è il CW estremamente lento, il nome è derivato dal codice Q QRS (riduci la tua velocità di trasmissione). E’ necessario dotare il proprio ricevitore di un filtro appropriato per poter trarre vantaggio dalla strettissima banda del segnale trasmesso. Creare unfiltro software’ usando la FFT ha alcuni vantaggi rispetto ai filtri hardware vecchia maniera. Uno dei principali vantaggi, nell’ascolto dei segnali CW lenti, è che la FFT consente di applicare non un singolo filtro ma di avere a disposizione immediatamente tutta una serie  di filtri con i quali monitorare uno spettro completo. Ciò implica che non vi è la necessità di sintonizzare esattamente il segnale in arrivo, operazione molto delicata con larghezze di banda inferiori all’hertz. Inoltre è possibile monitorare contemporaneamente più di un segnale QRSS. A prima vista tutto ciò può sembrare complicato a farsi; la serie di filtri multicanale presentati dalla FFT potrebbe essere difficile da controllare. Inoltre lunga la durata dei punti e delle linee non si presta ad una decodifica ad orecchio. Una soluzione a questi problemi consiste nel mostrare sullo schermo del PC l’elaborazione della FFT piuttosto che nel riprodurla in forma udibile. Il risultato è un grafico nel quale un asse rappresenti il tempo, l’altro rappresenti la frequenza ed il colore indichi la forza del segnale. Se l’asse sul quale il tempo è quello verticale questo tipo di diagramma viene chiamato diagramma a cascata  mentre verrà chiamato diagramma a sipario se è l’asse orizzontale a rappresentare il tempo. Tutto questo può suonare difficile ma diventa di facile comprensione dando uno sguardo al seguente esempio (diagramma a sipario):

 

 

La figura precedente mostra il segnale di HB9ASB non udibile a causa del forte QRN, le linee verticali che si vedono sono il risultato di scariche statiche 9++.

 

Alcune interessanti collezioni di  diagrammi ricevuti possono essere trovate nee pagine web di DK8KW, G3XDV, OK1FIG e NL9222

 

4.1.2. Comparazione tra lunghezza del punto e SNR (risultati pratici)


4.1.2.1. Da DK8KW


 

Nell’aprile del 2000 Geri Kinzel (DK8KW) ha effettuato alcune misure comparative tra QRSS ed il normale CW (audio):

 

Questa mattina ho fatto alcune prove di laboratorio per trarre alcune indicazioni circa la possibilità di comunicare con segnali al di sotto del livelo del rumore impiegando il QRSS. Ho adoperato un sintetizzatore di frequenza calibrato (Adret 2230), un attenuatore 0-120 dB con passo di 1 dB (Schlumberger BMD500) ed il mio misuratore selettivo di livello Praecitronic MV61. Il rumore medio di banda sui 137,500 KHz (+/- 50Hz), inclusi i segnali LORAN, è stato miscelato attraverso un connettore BNC a T con l’uscita del sintetizzatore. Impiegando l’attenuatore, ho fatto in modo che il segnale a 0 dBm (50 Ohm) del sintetizzatore corrispondesse ad un segnale di -80dBu ( 0dBu = 0.775V into 75 Ohm = +9dBm, -80dBu = -71dBm) sull’MV62 (+/- 1dB). La banda era tranquilla, con un rumore di fondo di circa -110dBu (S4, -101dBm) e le linee del LORAN erano chiaramente visibili. Settando l’MV62 per una larghezza di banda di 100Hz più i filtri a 250Hz/500Hz dell’IC-746 in cascata ho controllato il segnale tanto a orecchio che con il programma Spectrogram regolando i parametri su valori che di solito impiego nella ricezione del QRSS con lunghezza del puntoo di 3-5 secondi (5.5k frequenza di campionamento, 16bit mono, 16384 punti FFT = risoluzione 0.3 Hz, scala 60 dB, 300 ms scals di tempo, media X 10), ottenendo i seguenti risultati:

 

Forza del segnale all’ingresso dell’RX

Commenti

-100dBu / -91dBm

CW facilmente udibile (S6)

-110dBu / -101dBm

Segnale CW pari al livello di rumore (S4), copiabile con difficoltà

-115dBu / -106dBm

Limite minimo di ascolto del CW, segnale appena decodificabile ad orecchio

-125dBu / -116dBm

segnale QRSS perfettamente leggibile (rapporto 'O')

-130dBu / -121dBm

Segnale QRSS ben leggibile (rapporto 'M')

-135dBu / -126dBm

Segnale QRSS appena leggibile (rapporto 'T')

-140dBu / -131dBm

Segnale illegibile

 

 

Conclusioni:

Il QRSS ha un vantaggio di 20 dB sul normale CW (acustico), il che significa che il livello di segnale QRSS minimo ricevibile e/o leggibile in grado di consentire la comunicazione si trova 20 dB sotto a quello che può essere riconosciuto e/o decodificato dalle orecchie di un operatore CW allenato. Se consideriamo che la “larghezza di banda dell sistema orecchie/cervello di un operatore CW” è di 30 Hz, questo corrisponde grosso modo al rapporto tra le larghezze di banda impiegate (0,3 contro 30 Hz).

 

4.1.2.2. Da W1TAG

Anche John Andrews (W1TAG) ha effettuato alcune misure. John ha impiegato un ricevitore Icom R75 ed un loop da 15 cm per ricevere il segnale trasmesso da un eccitatore da 10 mW, con un piccolo loop come antenna trasmittente alimentato attraverso un attenuatore variabile. Il ricevitore era interessato dal rumore di banda presente al momento della prova. Il segnale veniva decodificato impiegando il programma ARGO. Il segnale trasmesso veniva attenuato fino al livello minimo necessario per una decodifica efficace:

 

 

Lunghezza del punto

Immagine dello schermo

Livello misurato

(rif. 6WPM)

Livello Teorico

(rif. 6WPM)

0.2 sec.
(6 WPM)

riferimento

riferimento

3 sec.

-10dB

-11.8dB

10 sec.

-15dB

-17dB

30 sec.

-19dB

-21.8dB

60 sec.

-23dB

-24.8dB

In tutte le misure vi è uno scarto di +/- 2dB tra il risultato rilevato e quello teorico, ma io credo che ciò possa essere spiegato con il fatto che la videata di riferimento a 6WPM mostra chiaramente un SNR inferiore rispetto alle altre videate. Un rapporto completo su queste misurazioni può essere trovato qui

 

4.1.2.3. Da G3YXM e G3NYK

 

Nel marzo del 2002 G3YXM e G3NYK hanno comparator il normale CW e il QRSS alla velocità di 3 sec/punto, 10 sec/punto e 60 sec/punto su una tratta di 220km. G3YXM trasmetteva riducendo via via la potenza fino a raggiungere il livello "copia O" presso il sito di ricezione G3NYK:

Lunghezza del punto

Potenza in antenna

Miglioramento rispetto al CW 12WPM

Valore Teorico

0.1 sec. (12WPM)

360mW

riferimento

riferimento

3 sec.

23mW

12dB

14.8dB

10 sec.

3.9mW

19.7dB

20dB

60 sec.

0.6mW

27.8dB

27.8dB

Il rapporto complete su questa prova può essere trovato qui.

Dave afferma che di avere avuto bisogno di alimentare la sua antenna con 2kW per ottenere 1W ERP. Ciò significa che la ERP alla velocità di prova di 60 sec/punto non superava i 360nW (si, nano-Watt), niente male per coprire una distanza di 220km.

Torna a inizio pagina


4.2. CW a frequenza duale (DFCW)

 

Ad una velocità di 3 secondi per punto un QSO estremamente semplificato richiede circa 30 minuti. La variazione del livello di QRN e/o di propagazione nel corso di questo periodo può avere enormi effetti su un QSO. Tuttavia è stato sviluppato un nuovo modo di trasmissione che migliora la velocità media di un fattore variabile da 2,5 a 3. Analizzando la natura del CW appare evidente la somiglianza con i modi digitali, rappresentando iltasto chiuso’  un ‘1’ logico e il ‘tasto aperto’ uno ‘0’ logico. Con un diverso approccio possiamo vederlo come un modo con 3stati logici’ : la ‘linea’ (3 periodi di tasto chiuso + 1 periodo di tasto aperto o ‘1110’), il ‘punto’ (1 periodo di tasto chiuso + un periodo di tasto aperto o ‘10’) e la ‘carattere di spaziatura’ (2 periodi di tasto aperto o ‘00’). La spaziatura tra le parole è di 3 caratteri di spaziatura. Ci sono quindi 2 elementi fondamentali: la presenza/assenza di segnale e la durata del segnale. Poiché il CW si intende essere ricevuto ad orecchio la differente durata dei segnali è essenziale, ma ciò allunga il tempo necessario a trasmettere un testo.

Nel CW a frequenza duale (DFCW) l’elemento ‘durata’ è sostituito dall’elemento ‘frequenza’. Così non è più necessario che i punti e le linee abbiano lunghezze differenti ma sono trasmessi su frequenze differenti. A causa di questo spostamento di frequenza non è più necessario che vi sia ‘spazio’ tra punti/linee a lo stesso ‘carattere di spaziatura’ può essere ridotto alla singola lunghezza del punto.

Quando l’idea del DFCW fu presentata  vi fu un notevole scetticismo circa la leggibilità di questi segnali a differente frequenza ma alla prova pratica essi risultarono piuttosto facili da leggere sullo schermo. Per aumentare la semplicità di lettura, in particolare durante un sequenza di punti o linee un breve spazio (tipicamente 1/3 di lunghezza del punto) è stata aggiunta tra i punti e le linee. Questo riduce di poco la velocità di trasmissione, ma aumenta la leggibilità e riduce il ciclo di lavoro (a tutto beneficio dei finali).

L’esempio seguente mostra il testo 'CQ ON7YD K' in QRSS e DFCW, alla stessa velocità:

 

 

 

Alla velocità di 3 secondi per punto la trasmissione dura 5’30’’ in QRSS mentre dura solo 1’54” in DFCW. Il vantaggio di velocità del DFCW sul QRSS può essere sfruttato in due modi, sia per la riduzione della durata di un QSO sei per aumentare la lunghezza del punto e lavorare con una minore larghezza di banda. Quest’ultimo aspetto consente di avere, a parità di durata del QSO, una durata del punto da 2,5 a 3 volte superiore con il risultato  di ottenere un ulteriore miglioramento da 4 a 5 dB del SNR.

La videata successiva mostra l’immagine tratta da un caso reale di segnale DFCW. Spero che questo confermi quanto facile possa essere la decodifica visiva di un segnale DFCW.

Torna a inizio pagina


4.3. Futuri sviluppi dei modi a banda strettissima


Nel corso dell’anno trascorso un lunghezza del punto di 3 secondi è divenuta una specie di standard informale per il QRSS e il DFCW, visti i risultati ottenuti nel corso delle prove pratiche impiegando questa velocità. La maggior parte degli ham adopera per la ricezione il programma Spectrogram  con un frequenza di campionamento di 11kHz e blocchi da 16384 campioni, il che implica un tempo di campionamento di 1,5 secondi (un altro ottimo programma, disponibile per l’ambiente Linux è
glfer  del nostro IN3OTD, n.d.t.) .  A prima vista non è così evidente il motivo di un tempo di campionamento lungo solo la metà della durata del punto, non sarebbe meglio allungare il tempo di campionamento o accorciare la lunghezza del punto ? In realtà vi è una buona ragione perché il tempo di campionamento sia così breve rispetto alla lunghezza del punto; ciò si deve al fatto che al momento il ricevitore ed il trasmettitore non lavorano in sincronismo. Ciò significa che un blocco di campioni (lato ricevitore) inizi da qualche parte nel bel mezzo di un punto (lato trasmettitore) e viceversa. Cosa accade quando la lunghezza del punto e il blocco di campioni hanno la stessa durata è mostrato nella figura che segue:



 

Per essere sicuri che almeno un blocco di campioni cada completamente all’interno di ogni punto (o linea o spazio) un blocco di campioni non può eccedere in lunghezza la metà della durata di un punto.

Se fosse possibile creare una qualche sorta di sincronizzazione tra TX e RX sarebbe possibile raddoppiare (almeno) la durata del campionamento senza aumentare la lunghezza del punto ottenendo così un guadagno di 3dB. Usando il DFCW ed aumentando la lunghezza del punto a 10 secondi un QSO avrà circa la stessa durata di un QSO in QRSS con lunghezza di punto di 3 secondi. Assumendo che non sia così difficile sincronizzare trasmettitore e ricevitore con la precisione di un secondo, ritengo possibile impiegare blocchi di campioni da 8 secondi (intervallati di 2 secondi) ed una lunghezza del punto di 10 secondi:

 

 

In confronto al QRSStradizionale’ si può ottenere un guadagno superiore ai 7dB mantenendo pressocché uguale la durata del QSO. Gli errori di temporizzazione (tra TX e RX) fino ad 1 secondo non avranno effetti sul SNR.

Una soluzione alternativa è stata fornita dai programmatori dello Spectran. Invece di usare ogni volta un blocco di campioni completamente nuovo per ogni analisi FFT, viene prelevata solo una parte di nuovi campioni ed il blocco completo viene formato unendo questi nuovi dati ai precedenti ‘spostati’ in alto:

Es.: Assumiamo che vengano impiegati 4096 dati per eseguire una singola FFT. Invece di usare un nuovo blocco completo di dati per la successiva FFT, vengono rimossi i 128 dati ‘più vecchi’ (aventi posizione da 2969 a 4096 nel blocco dati), si spostano in avanti i dati dalla posizione 1 alla 2968 e si riempiono le posizioni da 1 a 128 con i nuovi dati. Questa procedura viene ripetuta per ogni FFT.

 

Questo metodo ha il vantaggio che la durata di ogni blocco dati sottoposto alla FFT può essere lunga al più quanto la durata del punto, ma presenta anche alcuni svantaggi. Primo fra tutti, l’aumento significativo del carico di lavoro del processore, nell’esempio precedente al PC viene richiesta l’effettuazione di 32 FFT nel tempo in cui con il metodo ‘tradizionale’ si effettua il calcolo di una sola FFT. Inoltre questo metodo induce una certa ‘sfocatura’ all’inizio ed alla fine di ogni punto:

 

Un altro modo per aumentare il SNR è l’effettuazione di una media. Questo metodo si basa sulla considerazione che il rumore è casuale quindi tende ad annullarsi su un certo numero di rilevamenti mentre il segnale resta consistente. Quindi si somma il risultato di diverse e se ne considera il valore medio. Se da un lato si ottiene così un aumento del SNR abbiamo dall’altro lato lo svantaggio di una visualizzazione più lenta poiché viene mostrato sullo schermo un solo risultato ogni varie FFT. Per fortuna c’è un modo di aggirare questo problema, anche se restano comunque degli svantaggi. Alberto di Bene (I2PHD), uno dei programmatori of Spectran, mi ha inviato alcune interessanti considerazioni su come sia possibile effettuare efficientemente l’operazione di media sui blocchi di campioni:

 

In Spectran vi sono su meccanismi di media:

  • A)  Il meccanismo di media attivato con il pulsante AVG sul pannello principale. E’ possibile optare tra due sub-scelte, selezionabili attraverso radiobutton: scorrimento di una parte dei dati ed integrazione. Con il metodo a scorrimento di parte dei dati viene eseguito uno spostamento medio sullo spettro calcolato, con la visualizzazione di ognuno di tali spettri, indipendentemente dal fattore di calcolo della media. Questo fattore ha il solo effetto di regolare la porzione dei dati spostati. Al contrario, effettuando l’integrazione, dato un fattore di media di N, uno spettro viene mostrato ogni N spettri calcolati, semplicemente calcolandone la media.
  • B) La media prodotto come effetto collaterale della sovrapposizione della serie di dati in ingresso. Lo scopo di questa sovrapposizione è di generare un output in un tempo più breve di quello che sarebbe altrimenti necessario.    Per chiarire: supponiamo che la frequenza di campionamento sia di 8000, e la risoluzione di 0,12207 (arrotondata sullo schermo a 0,12) Hz. Ciò implica che la frequenza di Nyquist (massima frequenza campionabile, n.d.t.) è di 4000 Hz, avendo così 4000 / 0,12207 valori di ampiezza, ottenuti da 8000 /  0,12207 valori complessi (parti reale ed immaginaria). E’ dunque necessario elaborare 8000 / 0,12207 = 65536 valori complessi, pari ad un eguale quantità di campioni in tempo reale. Il tempo richiesto è 65536 / 8000 (il numero di campioni prelevati ogni secondo)  = 8,192 secondi. E, in realtà, se si setta Spectran  per la minima velocità di scorrimento del cursore (il colore del cursore passa a verde), il che significa un fattore di sovrapposizione pari a 1, si avrà un aggiornamento dello schermo ogni 8 secondi. E le cose peggiorano aumentando la risoluzione, il tempo di attesa aumenta in proporzione. Se si desidera un frequenza di aggiornamento maggiore, la sovrapposizione può essere d’aiuto. Con questo metodo, non occorre aspettare che sia disponibile un intero blocco di nuovi dati, poiché viene riutilizzata una parte dei vecchi dati con alcuni nuovi. Naturalmente questo è un compromesso (niente è gratuito) : reimpiegando i vecchi dati, si perde parte della risoluzione del tempo, che si manifesta come una ‘spalmatura’, o una ‘sfocatura’, nelle linee spettrali. Questo effetto diviene più evidente all’aumentare del fattore di sovrapposizione. Con un valore minore o pari a circa 8, non è molto evidente, ma peggiora per valori più elevati. E’ questo il prezzo da pagare per avere un tempo di aggiornamento dello schermo più rapido. Come accade per la maggior parte delle scelte che effettuiamo nel corso della vita, occorre trovare un compromesso accettabile, e ciò ha pure implicazioni nella scelta della lunghezza ottimale di punti/linee.

 


4.5. Jason : un modo “da tastiera a tastiera”

 

4.5.1. Circa Jason

Jason è sviluppato dagli stessi autori di ARGO, uno dei più popolari visualizzatori QRSS (I2PHD e IK2CZL). Esso impiega le stesse tecniche di trasmissione a larghezza di banda strettissima adoperate in QRSS e DFCW in un modo “da tastiera a tastiera”, il che significa che si immette un testo dal lato TX e lo stesso testo appare sull’RX.

L’idea alla base di Jason è che un insieme di caratteri può essere definito da una serie di “toni”. Questo tipo di codifica è piuttosto datata, già nel 1957 un modo chiamato Piccolo  era basato su questo principio, seguito successivamente da modi quali il PGP-1 e PUA-43.
Nei modi summenzionati ogni “tono” è caratterizzato da una frequenza assoluta. Con sufficiente spaziatura di frequenza tra i toni sono raggiungibili anche velocità di trasferimento relativamente alte con requisiti accettabili in termini di precisione e stabilità di frequenza. Tranne quando la larghezza di banda è limitata. Entrambe le limitazioni (precisione e stabilità di frequenza) rendono difficile l’impiego dello Spostamento Assoluto di Frequenza (AFK). L’alternativa seguita da Jason è lo Spostamento di Frequenza Incrementale (IFK): non viene adoperatala frequenza assoluta di un tono ma la differenza (spostamento) tra due toni successivi. Ciò permette una flessibilità molto maggiore sia per la precisione di frequenza che per la stabilità di frequenza.

 

(N.d.t.: nei paragrafi precedente, ho tradotto l’espressione Frequency Keying con Spostamento di Frequenza che ritengo più significativa in questo contesto rispetto a Manipolazione di Frequenza o Modulazione di Frequenza, espressione quest’ultima decisamente fuorviante in quest’ambito).

 

Si adoperano 16 differenti spostamenti di frequenza, da 0,252Hz a 4.037Hz con passi di 0,25234Hz. Lo spostamento di frequenza è positivo in linea di principio (verso la frequenza più alta), ma ciò implicherebbe una “fuga” del segnale dalla sua frequenza iniziale. Poiché ciò è da evitare si usa un piccolo trucco: se la frequenza si sposta di più di 4,073Hz(= 16 passi) rispetto al suo valore iniziale, essa viene “riportata” al valore iniziale stesso. Questo può suonare complicato, ma un esempio servirà a fare chiarezza:

  • Il centro frequenza prestabilito per Jason è 800Hz, per una gamma di frequenze che va da (800 – 8 passi) = 797,981Hz a (800 + 8 passi) = 802.019Hz. Il centro banda corrisponde al canale n. 8. e i canali sono numerati da 0 a 16 per un totale di 17 canali.
  • Poniamo di iniziare a 800Hz ( = frequenza centrale) e che il primo spostamento sia di 6 passi (= 1,514Hz); ora la frequenza 801,514Hz, corrispondente al canale 8 + 6 = 14.
  • Il secondo spostamento sia di 5 passi (= 2,262Hz), il che porta la frequenza a 80